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180 VICENTE PUCHOL SANCHO El canónigo de la catedral de Velletri Tommaso Bauco, nos ha dejado el testimonio de cómo al entrar en la ciudad los españoles algunos soldados de caballería garibaldinos que estaban requisando dinero huyeron despavoridos: “giunti ai pubblici granai, tornarono indietro, e a briglia sciolta dieronsi alla fuga: perchè nello stesso momento alle ore 17 entró in Velletri la vanguardia dell’esercito spagnuolo proveniente da Sezze”.23 Ese día, el general Fernández de Córdova recibió varios comunicados de los generales Oudinot de Reggio y Ferdinando Nunziante notificándole los movimientos de Garibaldi. Las noticias eran poco precisas y hasta contradictorias. Así, mientras Oudinot le decía que Garibaldi había salido de Roma con 3.000 hombres, Nunziante le comentaba que eran 16.000.24 No obstante, con estas informaciones y las que consiguió por sí mismo, Córdova situó al condotiero italiano en los alrededores de Valmontone.25 23 BAUCO, Tommaso: Storia della città di Velletri. L. Cappellacci, Velletri, 1851, pp. 424-425. 24 ASN. Archivio Nunziante, Busta 18, Villa Santucci, 3-7-49, Oudinot a ...; Busta 19, Frosinone, 3-7-49 (nº 923), Nunziante a Córdova; Ferentino, 3-7-49 (nº 924), Il commandante della 3ª Brigata al commandante de 1ª Divisione. AHN.SN. Mendigorría, Caja 157/154, Frosinone, 3-7-49, Nunziante a Córdova. FERNÁNDEZ DE CÓRDOVA, Fernando: Op. Cit., p. 255. 25 ASV. Segretaria di Stado, Corrispondenza di Gaeta e Portici (1848-50), Rub 165, fasc 10, Velletri, 5-7-49 (nº 156), Berardi a Antonelli. ARAH. Calderón, Diario, 4-7-49. Durante esta jornada, Eugenio Rossi, e inspirándose en él otros autores, atribuyen una falsa maniobra a la división española que vale la pena reproducir por ser tan precisa y minuciosa en su descripción que a fuerza de repetirla ha pasado por cierta en la bibliografía risorgimentale: Gli spagnuoli alla loro volta, arrivati la sera del 3 a Valmontone, seppero che Garibaldi si trovava a Tivoli e che si preparava a proseguire per Arsoli e Tagliacozzo verso gli Abruzzi. Il Cordova si propose allora di sbarrargli la via, prevenendolo su Avezzano, e marciando con estrema rapidità, per strade aspre e dificili tutta la giornata del 4 luglio, calò nella valle dell’Aniene a Subiaco. Quivi lo attendeva un nuevo disinganno; il suo nemico, a quanto assicurava la voce pubblica, anzichè dirigersi per Arsoli a Tagliacozzo aveva piegato bruscamente a nord verso Rocca Sinibalda e Rieti, forse per entrare nella conca Aquilana da Antrodoco. Senza curarse di verificare la cosa mediante la sua numerosa cavallería (4 squadroni), l’impetuoso spagnolo passó il giorno seguente nella valle del Turano, andando la sera del 5, a notte chiusa, a pernottare a Rocca Sinibalda. La faticosa tappa (45 chilometri) per strade orribili, fu superata dalla sua fanteria con la stupenda resistenza alla marcia per la quale è noto il soldado catalano (sic); ma la cavallería messa in coda alla colonna, obbligata a condurre i cavalli a mano per quasi tutta la marcia, arrivò agli alloggiamenti mezza morta. Tanto per finirla con costoro dirò, che tratti nuovamente in inganno dalla presenza di alcuni scorridori del Forbes stabiliti a Rieti, e creduti la retroguardia di Garibaldi, si avanzarono il 6 su quella città, ove aperti finalmente gli occhi alla verità, si fermarono definitivamente (ROSSI, Eugenio; GRITTI, Luigi: Op. Cit., IX, pp. 15-16). Además de la falsedad de los hechos, del itinerario seguido y de las fechas, el autor cae en la contradicción de atribuir a las fuerzas españolas 4 escuadrones de caballería, cuando, anteriormente, al describir las tropas españolas que ocupaban Velletri dice que tenían 6 (véase p. 10). Este pasaje también lo relatan PIERI, Piero: Op. Cit., pp. 438-439; BESEGHI, Umberto: Op. Cit., pp. 47-49; TOSTOI, Amadeo: Op. Cit., p. 129 y MACAULAY, George: Op. Cit., pp. 274-275. Revista de Historia Militar, 125 (2019), pp. 180-200. ISSN: 0482-5748


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